Metafisica e antropologia nell’estetica di Tommaso d’Aquino
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Cosa ha scritto san Tommaso sul bello? La risposta a questa domanda sono i tre capitoli di questo libro. Infatti una prima risposta si ricava da tutti i lemmi che usa Tommaso per indicare il bello e che Tomagra fa girare attorno all’integrità, la proporzione e la chiarezza che a sua volta sottostanno alla Species, appunto come sinonimo di pulchrum.
Descrizione
Cosa ha scritto san Tommaso sul bello? La risposta a questa domanda sono i tre capitoli di questo libro. Infatti una prima risposta si ricava da tutti i lemmi che usa Tommaso per indicare il bello e che Tomagra fa girare attorno all’integrità, la proporzione e la chiarezza che a sua volta sottostanno alla Species, appunto come sinonimo di pulchrum; è necessario quindi partire dalle parole cardine che diventano la struttura del bello in san Tommaso. È chiaro che questi e altri termini sono comuni nelle opere degli autori medievali per indicare una caratteristica dell’essere, il bello, e così pure la modalità con cui si spiega il collegamento tra il bello e le cose belle, il rimando dal segno al significato, il nesso tra la creatura e il Creatore, tra le cose e Dio. San Tommaso rimane in questo senso figlio del suo tempo, indica cioè nelle cose il segno che rimanda a Dio. Un’altra indicazione sul bello la troviamo nel secondo capitolo; trattando dei trascendentali, l’autore spiega come il bello sia qualcosa di inerente all’essere; insieme al bonum, unum, res, ens sta anche pulchrum. Risulta particolarmente interessante sottolineare come il bello sia esattamente come il “mezzo” tramite cui si “vedono” i trascendentali, è una tesi platonica riassunta in una frase del Fedro platonico: «ora, invece, solamente la Bellezza ricevette questa sorte di essere ciò che è di più manifesto e amabile» (Fedro, 250 D6-E1), nessuna altra idea ha ricevuto questo privilegio, cioè di poter essere “vista” nel mondo sensibile. Ancora, secondo Platone, il bello è come il rifugio del bene, è a esso connaturato (cf. Filebo, 64 E5-7). Questa tesi Tommaso l’ha ereditata dalla tradizione filosofica, l’ha fatta sua, come dimostra il presente lavoro, ed è arrivata fino ai nostri tempi.
Don Gaetano Sebastiano Tomagra è nato a Scordia (CT) il 14/05/1974, dove vive ed opera.
È stato ordinato Presbitero il 23/10/1999 nella Cattedrale di Caltagirone e, dopo diverse esperienze pastorali (fra le quali: Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano e Segretario del Centro Regionale per la Catechesi), attualmente svolge il suo ministero come Parroco della parrocchia San Giuseppe di Scordia. Ha conseguito la “Licenza in Teologia”, con specializzazione in Catechetica, presso la Pontificia Studiorum Universitas Salesiana – Istituto Teologico “San Tommaso” di Messina, e la Laurea Magistrale in “Scienze Filosofiche” all’Università degli Studi di Catania.
È anche docente di I.R.C. nella scuola secondaria di primo e secondo grado.



