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La cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta e la conoscenza reciproca come metodo e criterio
Gli interessi di ricerca vertono su tematiche di grande rilevanza contemporanea, intrecciando filosofia, diritto, analisi delle politiche pubbliche, diplomazia culturale e transizione ecologica e digitale con un impegno attivo nella promozione del dialogo interculturale e interuniversitario.
Il diritto vivente dell’intelligenza artificiale – analizzare la trasformazione degli istituti giuridici sulla base delle intersezioni tra le c.d. scienze dure e il pianeta delle regole e delle scienze sociali. Il paradigma dell’ecologia integrale consente di rileggere la realtà giuridica aprendo le porte a nuove interpretazioni e codificazioni partendo dalla vita di relazione tra uomo e natura. Innescare una riflessione poliedrica attinente ai più complessi problemi del diritto dell’intelligenza artificiale vigente e le proposte normative non ancora codificate, sempre in dialogo transdisciplinare con gli indirizzi della giurisprudenza consolidata. Implementare una base propedeutica al ragionamento giuridico integrale costruendo strumenti di valutazione delle intersezioni con le altre discipline. Approfondire le problematiche complesse legate all’interpretazione giuridica non codificata, tentando di sciogliere i nodi e le difficoltà incontrate dai giuristi nel comprendere le nuove fattispecie attuali, determinate dal rapido sviluppo della tecnologia, della biotecnologia e delle scienze della vita, dell’ecologia integrale. Analizzare il pensiero giuridico in rapida evoluzione per comprendere le possibili lacune normative, antinomie, comparazioni giuridiche e interpretazioni giurisprudenziali e dottrinali. È di particolare rilevanza il dialogo tra le diverse scienze forensi con particolare riguardo all’apporto che il diritto costituzionale comparato può fornire in sede nomotetica e in relazione alla politica legislativa nel nuovo diritto dell’intelligenza integrale.
Diplomazia delle culture e dignità ontologica – L’idea di una tensione verso la transizione, intesa come un movimento articolato verso un nuovo paradigma panumano e integrale, fondato sulla dignità ontologica dell’essere umano come parte attiva della nostra casa comune. Questo cammino di ricerca-azione mira a riaffermare gli impegni esistenti, compresi gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e la Carta delle Nazioni Unite, orientandosi verso un’economia rivitalizzata dalle sollecitazioni di un sistema multilaterale, volto alla co-costruzione di prospettive di bene comune.
La sinfonia delle diversità costituisce lo sfondo ideale su cui far emergere l’umiltà – una soft skill indispensabile per il policy maker, necessaria a trasformare le difficoltà attuali in leve di opportunità. Questa visione abbraccia l’idea rivoluzionaria di un potere inteso come servizio, come convocazione di saperi e vocazioni.
Il multilateralismo, concepito come strumento operativo e ideale al servizio di tutti i popoli del pianeta, deve rendere vivente il concetto di fratellanza cosmica, andando oltre i confini della cittadinanza politica di appartenenza. Esso accompagna un percorso basato sull’ascolto reciproco, su un’analisi empatica e transdisciplinare dei dati raccolti, e sulla formulazione di linee di policy globali ispirate a un’utopia condivisa e stimolante.
Intelligenza Integrale Ragionare sull’intelligenza integrale significa riconoscere la capacità dell’uomo di interpretare non solo i dati scritti, ma anche i grandi silenzi. Questo concetto va oltre la semplice elaborazione di informazioni, includendo la capacità di cogliere le sfumature e le profondità dell’esperienza umana. Se da un lato l’intelligenza artificiale è in grado di analizzare enormi quantità di dati, dall’altro non può percepire le implicazioni profonde del silenzio o le sfumature emotive presenti nel non detto e nel sottinteso, elementi intuitivi che caratterizzano l’esperienza umana. L’intelligenza integrale incarna l’idea di intus legere, ovvero “leggere dentro”, una capacità che permette di comprendere non solo i contenuti espliciti, ma anche le sfumature e le complessità dell’esperienza umana e dell’ambiente circostante. La capacità di interpretare i silenzi rappresenta una dimensione critica dell’intelligenza umana che l’IA non è in grado di replicare. Il silenzio, infatti, può veicolare significati profondi e complessi che vanno oltre le parole. Nella comunicazione interpersonale, ad esempio, il silenzio può essere un segno di riflessione, rispetto, disagio o consenso. L’intelligenza umana ha l’abilità unica di intuire e comprendere questi significati nascosti, fondamentali per una comprensione autentica e per stabilire connessioni emotive significative.


