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Le Laudi del Bianco da Siena e le Clarisse dell’Osservanza

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Giovedì 10 aprile 2014, alle ore 17:00, si è tenuto il seminario di studio Le Laudi del Bianco da Siena e le Clarisse dell'Osservanza, organizzato dalla Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani e dall'Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum in collaborazione con il Centro Culturale Aracoeli in occasione della pubblicazione dell'edizione critica delle Laudi del Bianco da Siena, curata da Silvia Serventi per i tipi delle Edizioni Antonianum.

Nel corso dell'incontro sono intervenuti i proff. Carlo Delcorno – Alma Mater Studiorum Università di Bologna -, Renzo Rabboni – Università degli Studi di Udine – e la curatrice dell'edizione critica delle Laudi Silvia Serventi, a cui il prof. Pietro Messa, Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, ha rivolto alcune domande.

Da dove ha preso ispirazione l'edizione delle Laudi del Bianco da Siena?

La ricerca mi è stata suggerita da Carlo Delcorno, il quale aveva ben presente l’importanza dell’opera, perché studiata da Franca Ageno, illustre filologa e storica della lingua italiana. Esisteva l’edizione ottocentesca, alla quale andava aggiunta la parte edita dalla studiosa nel 1939; tuttavia, anche in seguito alla scoperta di un nuovo manoscritto, era opportuno pensare ad una nuova edizione che riproponesse tutto il corpus con criteri moderni.

Quali sono state le difficoltà incontrate?

Prima di tutto la definizione dell’ampiezza della raccolta: alle novantadue laudi tratte dal manoscritto principale, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana, si aggiungevano le diciannove che Franca Ageno aveva tratto da altri manoscritti, ma occorreva tenere conto di un codice attualmente nella collezione della Biblioteca Palatina di Parma e di altri che andavano ancora censiti. Vi era quindi un primo problema legato all’attribuzione dei componimenti, quindi il censimento e la descrizione dei testimoni e infine lo studio delle laudi certe, risultate alla fine centoquarantotto, spesso di notevole lunghezza.

Può indicare alcune piste per un ulteriore studio?

Prima di tutto sarebbe auspicabile un’edizione commentata che valorizzi la molteplicità di temi e di intonazioni stilistiche del laudario. Si tratterebbe di procedere quindi ad approfondimenti a proposito dei rapporti del Bianco con la letteratura religiosa del suo tempo – soprattutto senese -, senza trascurare i non pochi contatti con la poesia di Dante e di Petrarca, i legami stretti con la musica e con le arti figurative. Anche dal punto di vista della storia della lingua le laudi possono fornire abbondante materiale, come pure nell’ambito della mistica, della teologia e della mariologia.

Quale collegamento vi è tra le laudi del Bianco e il mondo francescano, soprattutto Iacopone da Todi e le Clarisse dell’Osservanza?

Il movimento gesuato, del quale il Bianco fece parte, presentava una spiritualità per molti aspetti affine a quella francescana e lui stesso si collocò volutamente sulla scia di Iacopone da Todi, tanto che molte delle sue laudi ci sono state tramandate sotto il nome del Todino. Il Bianco fu molto amato dalle Clarisse, come dimostrano la presenza e la rielaborazione di alcune sue laudi nei codici del monastero del Corpus Domini bolognese o in quello di S. Lucia di Foligno.

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